Superclàsico Buenos Aires - Argentina

Mi muovo a piedi dal quartiere di San Telmo in direzione della Boca, poche quadras da camminare sotto il sole che nel dicembre australe inizia ad essere intenso e dovrebbe scoraggiare le sortite nelle ore centrali. Oggi però la giornata è speciale alle 16.30 andrà in scena la finale di ritorno della Coppa Libertadores. Il pareggio nell'incontro di andata lascia intatte le speranze di vittoria ad entrambe le squadre. Oggi il match di ritorno si gioca a Madrid con più di due settimane di ritardo rispetto alla data prevista, rinvio dovuto agli violenti incidenti capitati.

Nonostante l'attuale situazione politica e le forti tensioni sociali dovute alla deriva economica del paese, da più di un mese in Argentina non si parla d'altro che del “superclasico”. La sfida che travalica ogni logica, una questione di vita o di morte, la pietra apicale sulla quale costruire gli umori e sentimenti futuri.

A qualche metro dallo stadio della “Bombonera” e come suo prolungamento, vive e brulica il “Riberira Sur” uno dei molti bar frequentato dai tifosi xeneises. Il“Ribeira sur”, però è molto più di un bar: rappresenta un covo di attivisti del tifo. Immagini del presente, effigi di eroi del passato, bandiere consumate e ingiallite dal tempo, manifesti appesi, le pareti non lasciano dubbi sull'identificazione completa tra squadra quartiere e classe sociale di appartenenza. L'arredamento del “Riberia sur” è completato da alcuni personaggi iconici; dei veri e propri militanti: Guille, storico capo della “barra brava”, la frangia estrema e violenta del tifo. E' difficile immaginarselo violento e spietato ora che pesa 40 kg e a stento riesce a muoversi seppur aiutato dal bastone. Il rispetto e la ricerca di una sua approvazione gli danno ancora un'aura di nobiltà anche se ormai decaduta e decadente. Dani entra ed usce di continuo, ogni tanto sparisce, poi improvvisamente te lo trovi seduto accanto che ti offre un fernet e cola. Se c'è bisogno di un biglietto per entrare alla Bombonera, chiedere di Dani che in cambio di una “contribution” ti spalancherà le porte.

Dona Maria, cuoca e matriarca del “Ribera sur”, ti accoglie sempre con un sorriso, rappresenta il metronomo e barometro degli umori interni. Si vocifera che sia tifosa del River; vero o no, non importa, a tutti deve andare bene così.

L'attesa cresce coll'avvicinarsi del fischio d'inizio, i cori fanno da la colonna sonora continua e servono un po' a stemperare la tensione, in strada i fumi e profumi delle parillas che arrostiscono carne senza un attimo di tregua, stuzzicano la fame.

Al “Ribera sur” in barba alla scaramanzia si pronosticano risultati secchi, ma non roboanti: sicuramente è più la paura di perdere che il desiderio di vincere e la tensione congela qualsiasi azzardo che vada al di là di un (super)classico e inglese 2-0.

Il film della partita avrebbe una sceneggiatura quasi perfetta per noi neutrali e crudeli osservatori: pareggio alla fine dei tempi regolamentari ed assegnazione della coppa ai calci di rigore, roba per coronarie solide. E invece no, il gol del River ad un amen del fischio finale storce l'epilogo desiderato dagli amanti (neutrali) del thrilling. Gli xeneises in inferiorità numerica per l'espulsione di un proprio giocatore e in trance da baratro, gettano il cuore oltre l'ostacolo cercando di risalire la china attingendo le enerigie da quell'epica di cui sono inchiostrate le pagine del calcio sudamericano. Ma la finale si gioca a Madrid dove le regole di razionalità europea soffocano il sogno e persino gli dei del calcio non possono intervenire. Su un capovolgimento di fronte, in contropiede il centravanti del river mette il sigillo definitivo alla partita, mandando all'inferno gli acerrimi rivali.

Fuori dal “Riberia Sur esplode un temporale, il cielo era triste e lanciava il suo segnale, sicuramente qualcuno lassù tifava Boca.

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